La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, è ancora una volta accusata di scarsa trasparenza e, questa volta si aggiunge, cattiva amministrazione.

La questione riguarda uno scambio di messaggi avvenuto fra Emmanuel Macron e von der Leyen durante le trattative per l’accordo fra Unione europea e Mercosur. La Commissaria avrebbe ricevuto dei messaggi da parte del Presidente francese sull’app di messaggistica “Signal” che sarebbero stati poi cancellati automaticamente.

Il problema non riguarda lo scambio di messaggi in sé, pratica diffusa fra i capi dei Paesi e i membri del collegio, bensì che la Commissione abbia aspettato 15 mesi e due solleciti per dare risposta alla richiesta di un giornalista di accedere ai documenti.

Secondo la Mediatrice europea Teresa Anjinho questo costituirebbe un caso di cattiva amministrazione, poiché non è chiaro se il messaggio sia stato cancellato prima o dopo la richiesta di accesso ai documenti.

La vicenda ha inizio nel gennaio 2024, quando un giornalista presenta una richiesta formale di accesso pubblico al messaggio inviato da Macron a von der Leyen, nel quale il presidente francese avrebbe cercato di far saltare l’accordo con i Paesi dell’America Latina.

Per oltre quindici mesi, il gabinetto della presidente non ha fornito alcuna risposta né aggiornamento. Solo dopo un secondo sollecito, presentato dal giornalista nel maggio 2025, la Commissione si è decisa a rispondere dichiarando di non essere in possesso del messaggio in questione.

La spiegazione fornita è che il testo sarebbe stato ricevuto tramite Signal con la funzione “messaggi scomparsi” attivata, il che avrebbe comportato la cancellazione automatica del contenuto. Al momento della ricezione, secondo la Commissione, la presidente e il suo capo di gabinetto avrebbero valutato che non vi fosse alcun obbligo di registrare il messaggio.

Tuttavia, l’indagine della Mediatrice Anjinho ha messo in luce diverse zone d’ombra.

In primo luogo, non è stato possibile stabilire se il messaggio fosse già stato cancellato al momento della richiesta di accesso, presentata nel gennaio 2024, oppure in un momento successivo. In secondo luogo, non è chiaro se la Commissione abbia effettivamente cercato il testo già al momento della richiesta o soltanto un anno dopo, quando ha infine deciso di rispondere. In ogni caso, il fatto stesso che queste scadenze non possano essere ricostruite con certezza è stato giudicato dalla Mediatrice come una questione di per sé problematica.

A ciò si aggiungono poi le responsabilità individuali del Segretariato generale della Commissione che non ha inviato alcun sollecito al gabinetto della presidente, né ha monitorato l’avanzamento della pratica. La richiesta è rimasta, di fatto, ignorata per quindici mesi.

Le raccomandazioni della Mediatrice

Per porre rimedio a queste lacune, la Mediatrice europea ha chiesto alla Commissione di rivedere e migliorare le procedure interne per la gestione delle richieste di accesso ai documenti che coinvolgono il gabinetto della presidente o di qualsiasi commissario, introducendo un monitoraggio attivo per evitare ritardi.

Inoltre, la Commissione dovrebbe conservare tutti i messaggi di testo scambiati tra i capi di Stato o di governo e i commissari – così come quelli tra ministri e commissari – per un periodo di tempo ragionevole, sufficiente a garantire il controllo pubblico attraverso le richieste di accesso. Infine, una volta ricevuta una richiesta formale, il documento oggetto della stessa dovrebbe essere preservato fino alla conclusione dell’iter, in modo da consentire a organi indipendenti come il Mediatore europeo o la Corte di giustizia dell’UE di verificare l’eventuale rifiuto di accesso.

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